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Condurre un audit di terza parte è sempre un esercizio di equilibrio tra competenza tecnica, capacità relazionali e conformità ai principi dell’imparzialità e dell’obiettività. Tuttavia, quando le condizioni ambientali sono sfavorevoli, il compito diventa ancora più complesso.
Pensiamo a organizzazioni in crisi economica, dove la tensione è palpabile e ogni osservazione rischia di essere percepita come un attacco. Oppure a referenti interni troppo accondiscendenti, che potrebbero limitare l’accesso a informazioni cruciali per non “disturbare” la quiete organizzativa. Non meno delicata è la presenza eccessiva di consulenti, che a volte tendono a “pilotare” le risposte e a influenzare il processo di valutazione.
In questi contesti, a mio avviso è fondamentale per assicurare una valutazione efficace:
– rimanere imparziale, anche di fronte a pressioni o influenze esterne.
– gestire le relazioni interpersonali, costruendo un clima di fiducia ma mantenendo sempre una distanza professionale.
– andare oltre la superficie, adottando un approccio di ricerca delle evidenze centrato per comprendere la reale efficacia del sistema di gestione, al di là della semplice conformità formale.
Un audit efficace, anche nelle condizioni più difficili, è quello che non si limita a “confermare” lo status del sistema, ma fornisce all’organizzazione delle opportunità di miglioramento. È proprio in questi contesti che emerge il vero valore del lavoro di un auditor anche se a dire la verità è un lavoraccio da fare.

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Parti Interessate

Parti interessate queste sconosciute. Difficile capire chi sono le Parti Interessate per le norme di gestione e anche capire quali sono questi benedetti requisiti “rilevanti”. Conviene partire dall’inizio. Innanzi tutto le PI devono avere un’effetto o una influenza sulla attività aziendale o su uno specifico progetto. Questo loro effetto deve essere legato alla capacità aziendale di fornire un prodotto o un servizio che soddisfi specifici requisiti di conformità come ad esempio contrattuale o normativa, quindi influenzi o possa influenzare da questo punto di vista quello che faccio . Se la risposta è SI sei una parte interessata, altrimenti NO. Questa premessa è doverosa perché spesso le parti interessate sono individuate nelle valutazioni effettuate dalle aziende come una appendice dei fattori di contesto, tuttavia questo approccio è, a mio avviso, errato. Questo perché i fattori di contesto si individuano secondo criteri diversi (legati agli obbiettivi strategici) e non alla capacità della organizzazione di operare in modo conforme. Sono dei livelli di valutazione diversi. I requisiti delle PI devono essere considerati in base al loro grado di influenzare la capacità aziendale e come risulta evidente di generare rischi o opportunità.

Azioni per affrontare i rischi e le opportunità

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Il concetto di gestione del rischio è stato introdotto nelle ultime revisioni delle norme sui sistemi di gestione e nel mondo delle piccole imprese ( e di chi le imprese le aiuta o almeno ci prova…) ha creato un po’ di difficoltà. Il Risk Management è un concetto semplice in teoria ma di difficile applicazione.Anche le norme ci mettono del loro; contesto esterno ed interno, requisiti delle parti interessate, obbiettivi strategici… come far precipitare tutto questi elementi in una analisi con un minimo di valore aggiunto? Difficile a dirsi la mia opinione è che bisognerebbe approcciarsi al problema con meno algoritmi ma più “nauticamente”, L’impresa è la nave e qualcuno ha in testa un porto e una rotta per raggiungerlo. Da qui, dal racconto della direzione aziendale, si parte per definire i fattori di rischio che compromettono questo obiettivo e le azioni conseguenti.Abbiamo definito degli obbiettivi strategici in modo preciso tipo una area geografica su cui vogliamo entrare, un prodotto o un servizio da sviluppare, o qualche target dal punto di vista finanziario è relativamente semplice andare ad individuare dei fattori di contesto esterno o interno che possono andare ad influire positivamente o negativamente sul raggiungimento di tale obbiettivo. E quindi supponiamo che vogliamo sviluppare un prodotto completamente biodegradabile quali sono i fattori di incertezza che possono farci deviare dalla nostra rotta. Il ragionamento è semplice si fa un elenco di fattori poi si aggiungono un paio di colonne tipo fattori negativi e fattori positivi. Ad esempio “Catena di fornitura” il materiale a cui avevo pensato è introvabile sul mercato “fattore negativo” il rischio è di non riuscire a raggiungere un volume di produzione sostenibile. Le azioni per affrontare questo rischio… uhm chi lo sa! Semplice dicevamo non facile, una valutazione è sempre complessa e dipende da quante risorse disponiamo per farla, risorse e dati più precisamente, ma i dati si trovano più facilmente.

Deroghe all’obbligo della Marcatura CE delle strutture di carpenteria metallica in cantiere

#Costruzioni, #1090, #9001
Il Regolamento 305.11 è il regolamento europeo che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione (compresi le strutture in carpenteria metallica) e prevede delle deroghe alla presenza della marcatura CE su alcune tipologie di prodotti
Tali deroghe, indicate all’articolo 5, intervengono quando un prodotto è fabbricato in esemplare unico o su misura in un processo non di serie, su ordine specifico di un committente, ed è installato in un’opera singola ed identificata; oppure quando un prodotto è fabbricato sul cantiere dell’opera cui è destinato; oppure ancora quando il prodotto è fabbricato con metodi tradizionali o con metodi atti alla conservazione del patrimonio storico-architettonico e mediante un processo non industriale per il restauro di opere di rilevanza storica o architettonica.
L’assenza della marcatura CE e della relativa Dichiarazione di Prestazione (DOP) significa che è direttamente responsabilità della Direzione Lavori, in concerto con l’appaltatore, accertare il rispetto dei requisiti minimi di utilizzo del prodotto ( Resistenza meccanica e stabilità;2, Sicurezza in caso d’incendio, Igiene, salute e ambiente, Sicurezza nell’impiego, Protezione contro il rumore, Risparmio energetico e ritenzione di calore, Uso sostenibile delle risorse naturali) nel rispetto delle norme tecniche applicabili ai materiali e alle lavorazioni (es. UNI EN ISO 9606-1:2017 Prove di qualificazione dei saldatori – Saldatura per fusione ).